Non si può non comunicare, anche tacendo comunichi
con la presenza fisica, sguardo e comportamento. Nel comunicare un messaggio
comunichi anche il modo di entrare in relazione con altri. La comunicazione
opera una modificazione reciproca. Nel comunicare: la parola occupa il 20%, il
tono 20% e i gesti il 60%. Nel comunicare a volte le relazioni possono essere
più importanti dei contenuti. Gli altri sono specchi per conoscerti meglio.
Occhi e mani sono
i due strumenti più importanti per comunicare. Entra in contatto con gli occhi. Immagina di
autoguardarti da un punto esterno a te. Che cosa sta esprimendo il tuo volto?
Porta sugli altri uno sguardo armonioso e quieto. Il rito dello sguardo
comunica accoglienza, stima, fiducia, agio. La presa d’occhi, il contatto oculare coglie la mimica del volto e
favorisce la comunicazione sana.
Per ottenere una buona
relazione imita, ricalca: tono, gesti, frasi… ciò ti educa a considerare le
pieghe del volto e la comunicazione sottile, silenziosa e ottiene la fiducia
della mente inconscia. Chiama per nome: il proprio nome è la voce più bella del
vocabolario. Offri parole positive, interpretazioni ecologiche, evita la
superiorità giudicatoria, la svalutazione dell’altro, la anticipazione
negativa. Rallenta i movimenti, contempla i volti, parla coi gesti. Quel che
resta nelle relazioni umane è il grammo di amicizia guadagnato nella gratuità;
quando una persona si sente amata dà il meglio di sé.
“Nei momenti disturbati
la moglie mi colpisce, anche se sragiona ha le sue ragioni, mi allineo con le
sue ragioni; non mi lascio travolgere dai suoi atteggiamenti paradossali…
succede a lei! È più produttivo essere gentile; è meglio vivere in armonia che
voler avere ragione. Non mi lascio sequestrare da un pezzo “disturbato” così da
perdere la connessione con tutto il resto. Io posso trasformare l’ira interiore
in compassione dicendomi: chi sa che cosa arde dentro il suo cuore per assumere
quell’atteggiamento…”.
Con lo strumento della consapevolezza dis-identificati, dis-staccati,
dis-passionati, tu sei spazio a cui arrivano pensieri, li guardi e li autorizzi
a entrare se sono utili. Puoi fare teatro vita con te o col gruppo: entra nel
volto degli altri, osserva le furbizie, le cattiverie che solitamente la gente
nasconde a sé con meccanismi di difesa. Fare teatro è semplice, bello, sviluppa
umanità, cultura e festa. Ama il volto e le sue mille espressioni, ama i cinque
sensi: guarda, ascolta, odora, gusta, tocca come fosse la prima volta.
Hai paura di parlare in
pubblico? Hai paura di far brutta figura? Immagina di averla già fatta! “Lo
scemo del villaggio venne e fece ciò che i sapienti pensavano impossibile
fare”. Accogli l’ipotesi più sfavorevole, rilassati e racconta i tuoi
sentimenti: “scusate la confessione… sono timido… spiaccico parole… dico
stupidate…”, e un po’ alla volta prendi il largo!
Il sociologo Simon Goldstein, specialista del linguaggio e
comportamento ci offrirà tecniche di comunicazione
liberante.
Passaparola, fà rete, fà
gruppo, fà Villaggio… più che puoi!
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Gli amici del
Villaggio
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