Tu puoi imparare come il
corpo traduce in gesti esterni le emozioni interne; osserva che cosa avviene
con le sei principali emozioni:
·
Gioia: occhi luminosi, modo
assertivo, buon umore, sorridi per star bene.
·
Rabbia: sguardo teso, aggressivo,
punitivo, espresso con la testa in avanti, denti stretti, labbra allungate e
chiuse. Così segnali ingiustizia, dignità minacciata e riaffermi il diritto ad
esserci.
·
Paura: tieni la testa indietro,
slarghi gli occhi per mettere a fuoco il pericolo. Dalla paura puoi passare
all’ansia, angoscia, panico, depressione, autosvalutazione, indegnità,
vergogna, timidezza.
·
Tristezza: le spalle curve immagazzinano
tensione e rubano ossigeno ai polmoni, ti viene di tenere gli occhi bassi, di
sospirare, di pendere in avanti con le membra, produci malumore, malinconia,
tedio e vuoto.
·
Eroticità: attrazione fisica nel
linguaggio dei corpi.
·
Tenerezza: capo chinato significa:
parlami, ti ascolto, prendo cura di te (I care)!
Le emozioni conducono ai comportamenti
corrispondenti e viceversa. Tu puoi disgiungere i due aspetti e scegliere. Il
regista Marco Maltauro viene da Roma
a offrirci esperienze professionali sull’arte di far teatro per conoscerci, per
capirci, per correggerci col sorriso, progettarci e per scoprire altri luoghi
nei paesaggi dell’anima (noi siamo personalità multiple, poliedriche e
misteriose cioè non abbiamo mai finito di conoscerci).
Che cosa dici senza volere? Che cosa vuoi
dire e non riesci? Un semplice laboratorio teatrale tra amici ti aiuta a
esprimerti coi gesti, a fare comunicazione sana, ad applicare il teatro alla vita
quotidiana. La forma più semplice di teatro consiste nell’imitare (mimica =
ricalco) i gesti, gli atteggiamenti, le posture di un altro.
Il facilitatore ti dice cosa stai
comunicando e come puoi praticare modelli di comunicazione efficace. Tu puoi
scoprire la rabbia tacita che non sai di avere e coltivare le emozioni positive
che ti rendono serena la vita. Leggi il libro del Dalai Lama “Le
emozioni che fanno guarire”. Tu puoi decidere di portare fuori il
meglio di te.
La tradizione tailandese insegna dodici modi
di sorridere: c’è anche il sorriso volontario. Non confondere la volontà di
comunicare meglio con la finzione e il trucco; è una virtù bella chiedere al
volto di comunicare serenità e sorriso.
“Un sorriso costa poco e rende molto;
arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona; dura un istante ma il
ricordo è lungo. Nessuno è così ricco da non poterlo ricevere né così povero da
non poterlo donare. Nella incertezza dà fiducia, nella insicurezza dà coraggio,
nel disagio dà agio. Se incontri uno che non sorride, sorridi tu perché chi non
sorride ha più bisogno di sorriso. Sorridi e la gioia verrà!”
Fa rete, fà gruppo, fà
Villaggio… più che puoi!
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