INTER-CULTURA   E   INTRA-CULTURA

   La dignità della coscienza ci fa fratelli universali. Tutti condividiamo la stessa umanità. In ogni uomo l’intelligenza cerca luce, la volontà cerca il bene e le emozioni cercano armonia e pace. La lingua dei simboli è universale, sta alla base di ogni cultura. Simboli sono significati che l’uomo scopre o costruisce in quel che pensa, fà, sente. Tutti nasciamo nel cuore delle grandi stelle sorte da miliardi di anni e se ci troviamo qui è per celebrare la gratuità della vita che arriva fino a noi. “Re-ligione” è tutto ciò che ci “lega” alla grande vita e servendo la vita troviamo senso alla nostra stessa vita.

   In tempi di pluralismo culturale è bene fare il pellegrinaggio al cuore, centro, nocciolo, della esperienza religiosa nella sua purezza nativa: chi sono io sotto questo vasto cielo, chi sono io che calpesto questa terra e viaggio in questo vascello che naviga nel cielo profondo tra le galassie? Il sociologo canadese Mc Luhan parla della “galassia Gutemberg”, la carta scritta ha fatto circolare le culture; oggi la galassia elettrica ha avvicinato le culture come non mai nella storia precedente. La grande sfida sta nel ricercare “gli elementi che conducono alla convivialità culturale tra gli abitanti della terra” . (N. Ae. I)

   Nel dialogo le culture tornano alle sorgenti, radici, centro della coscienza umana. Nella rete dell’interscambio globale ogni sistema di idee, valori, affetti, è chiamato a rendere conto e può imparare da altre culture. Nella piazza del villaggio globale le culture si specchiano, guariscono e migliorano. Ogni cultura si costruisce attorno a idee, valori che ritiene assoluti, normativi, fondanti. In questo senso Paul Tillich dice: “Religione è l’anima di ogni cultura, cultura è la forma di ogni religione”. Hans Küng dice: “Non c’è pace tra le nazioni se non c’è pace tra le religioni; non c’è pace tra le religioni se non c’è dialogo tra le religioni; non c’è dialogo tra le religioni se non ci si accorda sugli elementi costitutivi del dialogo”.

   Dia-logo significa parola che si perfeziona passando di bocca in bocca. Socrate, padre della filosofia occidentale, aveva paura della parola scritta che non sa difendersi ed esaltava la parola viva, il dialogo e l’arte filosofica della dialettica. Dialogo non è tattica, sincretismo, insicurezza della propria identità che si arrende agli altri, ma è la continua ricerca di capire, imparare, apprezzare ciò che vi è di vero, buono, amabile negli altri. Quando una sapienza è vera non ha padroni e appartiene a tutti, “la ricerca della verità e la non violenza sono antiche come le montagne” (Gandhi).

   Lo storico Arnold Toynbee dice che tutte le religioni convengono in due punti: amore incondizionato per la vita da difendere e promuovere e la grande com-passione verso sé, la gente e ogni forma di vita. Martin Buber dice che la parola DIO = DIV è pericolosa, abusata, malata, disturbata, sfuocata. Bisogna fare la terapia dei nomi di Dio per intravedere le vibrazioni culturali che hanno generato i nomi: Tao, Jahvè, Allah, …. Nell’antica cultura vedica è scritto: “Div è quell’UNO che i sapienti ci hanno insegnato a chiamare con tanti nomi, quell’UNO è al di là dei nomi e delle forme è da quell’UNO le parole tornano indietro spaurite” (Rig Veda). UNO non significa primo di una serie ma unità, totalità. Possiamo parlare di mistica dell’Uno, uni-verso, compartecipazione di ciò che ci sembra opposto come nel simbolo del Tao (en-dia-di = uno attraverso due = molteplicità ricondotta all’unità). In tutte le culture l’esperienza dell’assoluto ha due forme fondamentali: la maestà della coscienza e la maestà del mondo. Dio è la tua continua ricerca di luce (per l’intelligenza), di bene (per la volontà), di pace (per le emozioni). Dio è la tua continua ricerca di collocare il tuo microcosmo nel macrocosmo: chi sono io abitante di questo globo, che senso ha la mia piccola vita dentro la grande vita? C’è un pensiero intelligente che sorregge la vita?