CONOSCERE
La realtà è quello che dici tu, quello che
dico io e quello che è in sé e ciò è difficile da definire. Ogni conoscenza è
commento, interpretazione, è mappa rispetto al territorio, è dito che indica la
luna, è schiuma rispetto alla sostanza.
La
realtà è sempre più grande e misteriosa delle parole che la interpretano.
Mistero significa una ricchezza così grande che non finisci mai di esaurire. “C’è sempre di più in cielo e in terra che
nelle parole di un uomo. Ogni uomo è mistero, ogni azione dell’uomo partecipa a
quel mistero”.
Socrate dice “so di non sapere”; questo è l’atteggiamento migliore per imparare;
il metodo è il dia-logo cioè la
parola che si perfeziona passando di bocca in bocca. La gloria dell’uomo sta
nel conoscere. Il dialogo ci fa maestri e scolari gli uni gli altri alla scuola
continua della vita. La cultura del dialogo educa a non contrapporre ma a
completare. Perciò non parteggiare cioè non metterti da una parte contro
l’altra ma mettiti in mezzo e offriti come luogo di ricerca, di riconciliazione
e di comune unione per una umanità più alta.
La cultura Vedica dell’India contempla la
voce (Vak) cioè la colonna di aria che sale alla laringe viene modificata in
modo da produrre un suono che va a percuotere i timpani (verbum da verberare)
di chi ascolta: che cosa parla in ciò che parla? Di che cosa è fatta la parola?
Che cosa pensa in ciò che pensa? Di che cosa è fatto il pensiero? Oltre allo
schermo dell’abitudine tutto si riempie di meraviglia. L’uomo possiede la
divina capacità di conoscere per mezzo del dialogo fatto di “lògoi” in greco, “verba” in latino e “parola”
in italiano.
C’è chi divinizza la parola come fosse
fedele interprete della realtà e c’è chi la squalifica come flatus vocis cioè
fiato. Come dare dignità alla parola nel suo impegno di conoscere? E come
diventare consapevoli dei tanti modi di conoscere che vanno oltre o vengono
prima del linguaggio verbale? Le neuro scienze hanno aperto un importante
cantiere.
La facoltà di conoscere richiama la
dottrina delle idee di Socrate, codificata dal suo grande discepolo Platone.
Idee sono le stelle della mente; non sempre
tu le vedi ma esse sono sempre là a disposizione se riesci ad accorgetene e tu
le puoi svegliare dal dormiveglia. In che cosa vedi essere vero, buono, bello
ciò che è vero, buono, bello? Le idee si contemplano con l’intelligenza che
intuisce, non si dimostrano per ragione. L’intelligenza intuisce idee, valori,
senso della vita, invece la ragione spiega e fa scienza. L’intelligenza è per
la sapienza (filos-sofia); la ragione è per la scienza. Il metodo filosofico e
il metodo scientifico sono differenti, non vanno confusi.
Intelligenza riguarda l’uso alto della
mente che si avventura nei grandi significati della vita, affronta le domande
esistenziali, va verso l’ignoto, l’infinito. La ragione si applica a conoscere
le cose che cadono sotto i sensi nei loro aspetti misurabili. La cultura
occidentale ha sviluppato molto la ragione. Come è indicato nel libro M.
Horkheimer “Eclisse della ragione: critica
della ragione strumentale”.
Proposta:
nel viaggio biografico del tuo conoscere quali libri ti hanno educato,
trasfigurato, cambiato? Che esperienze sai riferire riguardo alle due parole sapienza e scienza? Considera: restano
giovani i più curiosi, i più sorridenti e i più aperti alla cultura che è il
sole della mente. Fà cultura con le occasioni e le provocazioni della vita,
educa educandoti. Se non ti impegni a migliorare la cultura personale anche
quello che sai sbiadisce e diventi anche biologicamente meno vitale. La Scuola
del Villaggio è una proposta bella per conoscere esperienze, persone, libri,
luoghi, progetti di crescita culturale, umana.