Di cielo
in cielo, tra innumerevoli stelle,
sono sgorgato alla rive del tempo
in un pianeta vascello.
Con
stupore commosso
il cuore fanciullo torna a cercare
nel nido dell’infanzia il volto della madre.
Nella
rugiada dell’aurora il respiro di un bambino
dalla culla materna annuncia il suo mattino.
Nel grembo
della notte io dormo
occhi di stelle vegliano su di me,
l’alba s’avvicina in punta dei piedi e mi bacia gli occhi.
Sotto il
vasto cielo sulla paziente terra
che cosa sto cercando, dove sto andando?
Nella quiete del corpo, nel silenzio
dei pensieri,
ascolto il cembalo del cuore e il flauto dei respiri
con insolito stupore.
Il fiato
colma e vuota il flauto:
è la musica dei respiri, è divina gratuità.
Le carezze
del tempo ricamano i volti,
gli occhi vedono lo scorrere degli anni,
gli orecchi ascoltano le voci della vita.
Mentre
scivolo sulle onde del tempo,
una voce chiama sui sentieri sconosciuti di una terra lontana.
Dietro le
pupille dello sguardo illuminato,
la fede in grande schiude l’orizzonte,
alzo il capo e continuo a camminare.