DALAI LAMA INTERPRETA GESù
Il desiderio naturale di ogni uomo è
guarire la sofferenza ed essere felice. Il modo per sviluppare l’armonia
interiore è la meditazione. Senza sviluppo spirituale non c’è pace. “Noi siamo ciò che pensiamo. Dal pensiero
torbido nasce la parola torbida e l’azione torbida che produce sofferenza e ti
segue come la ruota del carro segue lo zoccolo del bue… dal pensiero limpido
nasce la parola limpida e l’azione limpida che produca gioia e ti segue come
ombra inseparabile… chi fa il bene gioisce in questo mondo e nell’altro.
Gioisce contemplando il bene che ha fatto”. (Dhammapada)
La psicologia buddhista è efficace
nell’usare schemi mentali che guariscono le emozioni negative. Se coltivi
un’attitudine positiva i nemici diventano i migliori maestri spirituali: ti
educano alla tolleranza e alla pazienza; alla comprensione e alla compassione;
al perdono e all’amore. In principio è la equanimità verso tutte le creature.
Chi pratica la tolleranza e la pazienza gode tranquillità e calma nel grado
corrispondente; gode salute del corpo, della mente e della coscienza. Il
respiro consapevole è la pratica più importante della meditazione buddhista. Il
centro, il cuore, la sorgente della spiritualità buddhista sta nella pratica
della consapevolezza.
Il Buddhismo non ammette l’esistenza di Dio
creatore né di un salvatore esterno né dell’anima individuale e teorizza il
grande vuoto variamente interpretato. Nella Bibbia c’è una connessione diretta
di vicinanza e intimità tra creatore e creatura. “C’è una grandissima diversità tra le tradizioni buddhiste, io
preferisco fare riferimento al Buddha storico vivente in me in quanto io stesso
condivido il modo di arrivare alla sua illuminazione con la pratica delle
quattro nobili verità: 1. La vita è
sofferenza, tutti sono soggetti a nascere, invecchiare, ammalarsi e morire; 2.
La sofferenza nasce dall’attaccamento ai desideri; 3. La medicina è il vuoto
nirvana; 4. Il metodo la meditazione”.
Milarepa, il santo tibetano, non ha niente
da offrire ma può offrire il dono della sua pratica spirituale che consiste nel
vuotare l’io individuale per praticare la equanimità che è la base per
costruire tolleranza, pazienza, comprensione e compassione verso tutti.
La via del non sé “anatman” e del vuoto “sunyatà”
ti conduce a vederti nella grande solidarietà universale; ti conduce alle “quattro dimore sublimi”: 1. Mettà
(benevolenza) 2. Karunà (compassione) 3. Mudità (empatia) 4. Upekka
(equanimità, non preferire). Il Dalai Lama paragona la mente consapevole,
illuminata, al dono dello Spirito Santo. Consapevolezza significa contatto con
la realtà della vita che è insoddisfacente (dukkha), inconsistente (anatman) e
impermanente (anitya).
“Nirvana” e “Regno di Dio” non
sono termini intercambiabili, anche se si riferiscono entrambi a un evento
della vita e non a un’esperienza successiva alla morte. Anche “salvezza” e “liberazione” non sono esattamente sinonimi, ma entrambi i concetti
indicano un obiettivo della vita umana che richiede impegno e perseveranza.
Al centro del nostro essere c’è un luogo di
luce pura, un luogo incontaminato dalla illusione e dal peccato. Fate in modo
che la vostra preziosa vita umana abbia quanto più significato possibile. Il
fine del dialogo non è di ottenere risposte definitive ma di avere una visione
più profonda e completa della verità che contiene e riempie ogni cosa e che
alla fine, come dice Gesù, ci libererà tutti dalla paura e dalla ignoranza: la
verità vi farà liberi. (Gv 8)